La tana del Coniglio

e altre storie fantastiche

Jonathan Fraser (Hugh Grant) è uno stimato oncologo pediatrico, uno che ha passato la vita a salvare i bambini dal cancro. E’ sposato con Grace (Nicole Kidman),  affermata terapista nella Manhattan che conta e donna bellissima. Jonathan e Grace hanno un figlio adorabile iscritto nella scuola più esclusiva di New York, roba che con un anno di retta scolastica io ci finisco di pagare il mutuo. Basterebbe la relazione con una come Nicole Kidman per raggiungere la pace dei sensi e passare a miglior vita, ma siccome  l’ingordigia non conosce la parola sazietà ecco spuntare il terzo incomodo: la giovane artista  Elena Alves (l’italianissima Matilda De Angelis), donna ambigua, sensuale e madre di un bambino che è stato in cura dal dottore oncologo uscendone riabilitato. Elena Alves è una donna non propriamente benestante ma comunque riesce misteriosamente a permettersi la retta per l’iscrizione del figlio nella stessa esclusiva scuola del figlio dei coniugi Fraser. Il suo ceto sociale però non le permette di inserirsi senza pregiudizi nella elitaria aristocrazia newyorkese.

Insomma non proprio una vitaccia per il nostro Jonathan Fraser. Ma il troppo spesso storpia e l’immagine della famiglia modello e aristocratica comincia a sgretolarsi quando la giovane Elena Alves viene trovata morta in un lago di sangue. Da questo momento comincia un tourbillon di rilevazioni,  di verità taciute e di segreti inconfessabili che distruggono la vita dei coniugi Fraser.  Il sottotesto è semplice: Siamo sicuri di sapere ogni cosa delle persone che più amiamo e ci sono vicine ?

“The Undoing – Le verità non dette” è una serie Tv trasmessa da Now TV (Sky Atlantic) , 6 puntate di circa 55 minuti l’una. E’ tratta dal romanzo “You Should Have Know” di Jean Haff Korelitz ,edito in Italia da Piemme con il titolo “Una famiglia felice”, ed è sceneggiata da David E. Kelly che proprio insieme alla Kidman ha lavorato su Big Little Lies, serie di successo da cui sono ripresi molti dei temi trattati da “The Undoing”. Alla regia troviamo un pezzo da novanta,  la danese e pluripremiata Susanna Bier (premio Oscar per il miglior film straniero per “In un mondo migliore”).

The Undoing aggiunge ai canoni del giallo che più classico non si può (c’è un delitto, ci sono una serie di sospettati e bisogna scoprire il colpevole) tematiche attuali come i rapporti genitoriali, la distorsione dei fatti da parte dei media, l’incomunicabilità.

I colpi di scena sono frequenti e ben distribuiti: all’inizio come cliffhanger finale in ogni puntata poi, sul finale, è un susseguirsi ininterrotto che lasciano il livello di tensione alto, inchiodano al divano e spingono al Binge Watching.

La serie la potrei definire a metà strada tra “Gone Girl” e “Sharp Objects” , entrambi opere di Gillian Flynn , senza raggiungerne il livello artistico e il senso di angoscia. Questo perché, nell’obbiettivo di indurre lo spettatore a sospettare di tutti , ci sono una serie di situazioni assurde e qualche personaggio (uno in particolare, il padre di Grace Fraser) non risulta ben caratterizzato. Questo, per fortuna, non sposta la resa finale dell’intera opera. Il climax invece, condensato nell’ultima puntata , risulta appagante: lascia buone sensazioni e un giudizio complessivamente positivo su una serie con alcuni difetti di scrittura ma che si sorregge su un cast stellare.

“The Undoing” ruota intorno alla prova attoriale di Nicole Kidman e Hugh Grant. Vedere la Kidman in campo lungo che cammina per le strade dell’East Upper Side di New York, con i capelli rossi al vento, le gambe slanciate , le scarpe col tacco e i cappotti ricercati inducono lo spettatore ad una certa sospensione dell’incredulità: non credo sia possibile incontrare per strada una bellezza così statuaria. La Kidman è la dimostrazione del fatto che la chirurgia estetica, se non invasiva, può restituire luce nuova alla propria bellezza: in questo senso Nicole Kidman è la Cappella Sistina del ritocco estetico.

Al di là del giudizio estetico , che per la Kidman è d’uopo, c’è da sottolineare come la prova attoriale sia finalmente di livello. Ritroviamo la Kidman dei fasti di “The Others”, una recitazione poco fisica, molto empatica grazie ad un uso magistrale degli sguardi (in questo un plauso va alla regia meticolosa della Bier che si sofferma spesso sui primi piani e sugli occhi).

Ma il personaggio meglio riuscito e quello di Jonathan Fraser. Hugh Grant in età adulta si scrolla di dosso la patina di dandy strappa cuori delle commedie londinesi e si cimenta in una parte incredibilmente drammatica, dove alterna in maniera magistrale il ruolo del carismatico dottore, quello del marito amorevole e quello dell’uomo disperato senza arte né parte. E ogni volta ci ricorda che lui è un grande attore.

Menzione a parte per Donald Sutherland (si c’è anche lui) che interpreta il facoltoso padre di Grace Fraser. Donald Sutherland ha una presenza scenica pazzesca. Guardatelo là, seduto su una panca dentro la sala di un museo d’arte, intento a mirare le opere ivi esposte: Sutherland riempe da solo la sala, tremano i muri. Senza farvi troppi spoiler c’è una scena in cui in primissimo piano fa un monologo magistrale che è destinato a diventare un meme virale (poi non dite che non ve l’ho detto..).

Ed infine chiudo con Matilda De Angelis. Mettetevi nei suoi panni: una ragazza di 25 anni che ha studiato canto e che si è ritrova a fare l’attrice grazie  ad un’intuizione di Stefano Accorsi. Qualche parte minore per film e serie TV, poi nessuna chiamata per un anno e mezzo. All’improvviso il tuo agente ti propone un provino per una grossa produzione americana. Ti approcci al provino come il sottoscritto va in edicola ad acquistare il “Turista per sempre”. Fai colpo, rimangono folgorati, ti prendono. La settimana dopo sei a New York sul set con Nicole Kidman, Hugh Grant e Donald Sutherland. Ti danno una parte con poche scene ma un ruolo centrale nella storia. Tu sei talmente e brava e bella che tiri fuori tutto il tuo essere sensuale, parli poco ma reciti con gli occhi,  proprio come te lo chiede la tua regista. Il risultato è straordinario: ci sei poco sulla scena ma aleggi nell’aria, rimani una presenza costante.

Matilda de Angelis ha vinto di sicuro.

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