La tana del Coniglio

e altre storie fantastiche

In principio fu uno dei tanti buoni propositi per l’anno nuovo. Uno di quelli non dichiarati a priori per timore di non riuscire a realizzarli.

Lo spunto è arrivato da un mio caro amico che chiameremo l’Auditore per preservarne l’anonimato.

L’Auditore , uomo scaltro e infinitamente saggio, mi ha fatto capire che non è complicato (anzi è terapeutico) riuscire a dedicare alla lettura il tempo equivalente di 50 pagine al giorno. Ho accolto il suo consiglio con vera passione e , siccome il processo del pensiero non può mai essere completo senza un’articolazione, alla lettura è seguito questo blog come spazio di condivisione in assoluta libertà di pensiero.

Mai consiglio fu più prezioso. Dovete sapere che mi sento come una pallina impazzita dentro un flipper e il momento dedicato alla lettura è l’unico che permette di tenere la pallina dritta lungo un binario senza che il flipper vada in tilt.

La sezione del blog in cui vi parlo delle mie letture non poteva non chiamarsi “50 pagine al giorno” ed è mia intenzione rendervi conto, mese per mese, di tutto quello che è passato davanti i miei occhiali da vista anti riflesso e anti luci blu (94 euro).

Dopo la dovuta introduzione passiamo alle letture del Coniglio per il mese Gennaio 2021.

Shirley Jackson (14 Dicembre 1916 – 8 Agosto 1965)

Cominciamo subito con il dire che Gennaio 2021 è stato il mese del genere gotico e di una scrittrice definita da  Stephen King come “madre artistica”: Shirley Jackson.

Quella di Shirley Jackson è una storia di vessazioni e di solitudine. Sin da bambina ha dovuto subire pesanti critiche a causa del suo aspetto fisico. La madre addirittura la definì “un aborto mancato”. Da adulta si sposò con un noto intellettuale ebreo ma la sua vita non fu felice. Oppressa da un marito dispotico e poco fedele, la Jackson sviluppò una grave forma di depressione che la portò ad isolarsi dal resto del mondo e a sviluppare il suo enorme talento per la scrittura.

In “Abbiamo sempre vissuto nel castello” (“We have always lived in the castle”, 1962) vengono rappresentate le due anime che hanno vissuto dentro la Jackson in una sorta di convivenza tormentata: quella assoggettata e quella ribelle. E’ la storia delle due sorelle Blackwood  che vivono da recluse in una grande casa assieme all’anziano zio. La quiete quotidiana e l’equilibrio mentale di una delle due sorelle (la protagonista Merricat) viene interrotta dall’arrivo di un intruso che dietro una patina di perbenismo mira ad accaparrarsi le ricchezze racchiuse nella casa. La storia ha un epilogo drammatico che porta il resto della comunità, da sempre ostativa nei confronti delle due sorelle a causa del loro oscuro passato, a distruggere la casa ma non la volontà delle due di ricominciare una nuova vita invisibili al resto del mondo.    

Nel racconto  “La lotteria” (“The lottey or The adventure of James Harris”, 1949) , in un piccolo villaggio di poche centinaia di persone ci si prepara all’annuale lotteria che , come da tradizione, dovrebbe portare buon augurio per un raccolto ricco e prosperoso. I preparativi avvengono in clima frivolo e sereno, ma qualcosa di inquietante si comincia delineare sin dall’inizio nel comportamento della comunità che partecipa alla festa. L’orrore sarà evidente al termine della storia in cui scopriamo in cosa consiste il premio riservato al fortunato vincitore della riffa.

Infine, in “Incubo a Hill House” (“The Haunting of Hill House”, 1959) , un gruppo di persone viene radunato da un sedicente scienziato per far parte di un progetto di ricerca finalizzato a studiare gli eventi paranormali che avvengono in una casa infestata. Tra queste c’è la giovane Eleanor che accetta di far parte dell’esperimento per sfuggire ad una vita triste e priva di soddisfazioni. Inutile dire che a farne le spese sarà proprio Eleanor che, nel tentativo di rimanere sana di mente, cade succube della casa in un drammatico epilogo.

 Tre storie che presentano forti elementi gotici in cui la componente romantica si fonde con  quella dell’orrore in uno scenario costituito per lo più da ambienti cupi, tenebrosi e da grandi case “che drizzano la testa imponenti contro il cielo senza concessioni all’umanità”. Ma sono anche le storie di donne mai felici che portano avanti la loro vita tra piccole colpe e grandi rimproveri, un tedio costante e una disperazione senza fine. Donne che non hanno mai scelto di diventare schive e timide, donne sole senza nessuno da amare. 

Completa la mia incursione nel mondo del gotico la lettura di un classico della letteratura: “Giro di vite” di Henry James (“The Turn of screw”, 1898), la storia di una giovane istitutrice che viene mandata in una magione nella campagna inglese ad accudire due bambini rimasti orfani. Qui la giovane è testimone di strani fenomeni che la convincono che i due bambini siano posseduti dalle anime di due malvagi defunti.

“Giro di Vite” contiene tutti gli stilemi del romanzo gotico di cui ho parlato in precedenza ma rappresenta un romanzo seminale nel suo genere perché, per la prima volta, una storia di fantasmi viene trattata non più come accettazione del paranormale ma come rappresentazione del male derivante dal proprio inconscio. Quello che verrà all’epoca definito “nuovo gotico” evolve il concetto di terrore, dall’essere suscitato da forti temporali o oggetti inanimati fluttuanti a una letale forma di quiete assoluta derivante del senso di disagio e immobilità.

Al termine della lettura quindi non si ha chiara la percezione se i fantasmi che si manifestano siano reali oppure frutto della mente contorta dell’istitutrice. La protagonista del romanzo non vuole essere rassicurata sul terrore provato, ma vuole essere rassicurata sulla possibilità che quello che ha visto sia effettivamente reale. E tale prova la si può ottenere solamente trovando il consenso di una seconda testimonianza.

“Più ci penso e più capisco, e più capisco e più ho paura. Non so più cosa non vedo, che cosa io non tema!”

Abbandonando il romanzo gotico ma rimanendo in tema di traumi infantili e disagi familiari , “Io sono l’abisso” di Donato Carrisi (qui nel blog trovate la recensione) racconta una storia di ordinaria privazione utilizzando tre personaggi senza nome ma identificati da semplici epiteti. Ogni personaggio si trascina un passato difficile. Fatti di dolore e soprusi, di egoismo e cieca ambizione che , come per i romanzi di Shirley Jackson, nascono nelle quattro mura domestiche e maturano in forme imprevedibili, spesso tragiche, sempre drammatiche.

Il confronto con la Jackson e il genere gotico in questo caso è irriverente, ma appare evidente che non serve ambientare una storia in castello medievale diroccato per avere un buon racconto gotico. L’orrore può svilupparsi anche in due camere e cucina arredate con mobili Ikea. Purtroppo, in questo caso , il thriller procedurale di “Io sono l’abisso” risulta essere pieno di luoghi comuni, seppur scritto con la maestria dello buon mestierante quale è Donato Carrisi.

Nell’elenco dei libri letti del mese non poteva mancare un salto nella fantascienza più classica. “Oltre l’invisibile” (“Time and Again”, 1951 – di cui potete trovare la recensione qui nel blog) del maestro Clifford Simak è uno splendido esempio di quella fantascienza che rifugge gli aspetti tecnologici e approfondisce gli aspetti intimistici, religiosi e filosofici. La storia narra del ritorno sul pianeta terra del comandante Asher Sutton dopo una missione suicida nell’ impenetrabile pianeta 61 Cygni. Il bagagliaio di conoscenze e di capacità cognitive sviluppate durante questa missione pongono il comandante Sutton al centro di un fitto intrigo composto da cospirazioni governative disposte a tutto pur di impadronirsi di questa preziosa conoscenza, di viaggi nel tempo e di profonde riflessioni sul concetto di fede e destino. Clifford Simak, autore seminale per un nutrito gruppo di autori di fantascienza (non ultimo Isaac Asimov), ci conduce per mano in una labirintica trama evitando di spiegarci il tutto con il raziocinio dello scienziato. Piuttosto ci invita ad una profonda riflessione sul ruolo degli uomini e di tutte le specie viventi che vivono all’interno dell’universo. E lo fa mediante l’utilizzo di uno stile romantico inserito in un paesaggio rurale che ricorda la narrativa di Stanislaw Lem oppure le opere visionarie di Simon Stalenhag. 

Non mi rimane che riepilogare le letture del mese:

  • Shirley Jackson – “Abbiamo sempre vissuto nel castello” (1962)
  • Shirley Jackson – “L’incubo di Hill House” (1959)
  • Shirley Jackson – “La Lotteria” (1949)
  • Henry James – “Giro di Vite” (1898)
  • Donato Carrisi – “Io sono l’abisso” (2020)
  • Clifford Simak – “Oltre L’invisibile” (1951)

Libro del mese:

Shirley Jackson – “Abbiamo sempre vissuto nel castello” (1962)

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